Nell’orizzonte incerto dell’economia globale contemporanea, segnato da pressioni protezioniste e dazi alle frontiere, il rilancio del Made in Italy passa anche attraverso la conquista di mercati meno tradizionali — ma promettenti — come Canada e Brasile. A fronte delle esplicite minacce tariffarie dell’amministrazione Trump verso l’Unione europea, incentivare la penetrazione italiana in economie emergenti o alternative diventa non solo strategico, ma necessario per mitigare rischi e diversificare.
Il nodo americano: dazi e vulnerabilità del sistema export
La seconda presidenza di Donald Trump ha rilanciato l’agenda protezionista con dazi significativi sui beni provenienti da Canada e Messico, Cina e Paesi europei – misure che già pesano come una spada di Damocle sul sistema esportativo italiano.
Per il Made in Italy, che contava sui mercati nordamericani per quote rilevanti — circa 65–70 miliardi di euro in esportazioni verso gli USA nel 2024 — l’impatto potrebbe essere grave: settori come alimentare, moda e meccanica sono particolarmente esposti.
Nel contesto lombardo, un report della Banca d’Italia rileva che oltre la metà delle aziende esportatrici sta studiando contromosse (es. diversificazione, rafforzamento locale) per contrastare l’effetto dei dazi.
In questo quadro, la spinta verso altre rotte commerciali non è più una scelta opzionale ma una strategia di sopravvivenza.
Canada: opportunità dietro l’angolo
Relazioni economiche e contesto commerciale
Il Canada emerge come uno degli obiettivi privilegiati nel piano italiano per compensare i rischi derivanti da politiche statunitensi ostili. Il Ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, ha indicato il Canada come tappa rilevante della strategia italiana per contrastare i dazi americani, puntando su settori come agribusiness, meccanica e beni di lusso.
Le esportazioni italiane verso il Canada nel 2024 sono state pari a circa 6,64 miliardi di dollari (USD) secondo i dati Comtrade.
Particolarmente significativo è il comparto meccanico: l’Italia è tra i principali fornitori di macchinari per il Canada, con un export da 2,4 miliardi di euro nel 2024 nel settore macchine e attrezzature.
Secondo analisti del settore agroalimentare, la guerra tariffaria americana può configurarsi come una chance per l’Italia: se gli Stati Uniti subissero restrizioni sulle esportazioni alimentari verso il Canada, il “gap competitivo” potrebbe favorire i prodotti italiani di qualità.
Le barriere da superare
Tuttavia, competere con le imprese locali canadesi e con l’offerta americana consolidata non è semplice. Serve rafforzare presenza distributiva, logistica, branding e relazioni istituzionali. Il trattato CETA — Accordo di libero scambio UE-Canada — gioca un ruolo cruciale proprio in questo contesto, riducendo barriere doganali e potenziando l’efficacia delle esportazioni italiane.
Un’altra sfida è la qualità percepita: i consumatori canadesi associano “Italia” spesso al lusso, al design e alla gastronomia, ma sono meno abituati ad acquistare beni tecnici italiani (macchine, strumenti, meccanica) da aziende più nascoste. Una strategia lungimirante deve investire in storytelling, certificazioni e presenza territoriale.
Brasile: un gigante latino da valorizzare
Situazione degli scambi bilaterali
Il Brasile è il maggiore partner commerciale italiano in America Latina. Nel 2023, il commercio bilaterale ha raggiunto i 10 miliardi di euro, secondo l’ICE-ITA.
Nel segmento alimentare e delle bevande, l’Italia è il secondo maggior fornitore europeo del Brasile, dietro solo al Portogallo.
I dati dell’Observatory of Economic Complexity mostrano una diversificazione delle esportazioni italiane verso il Brasile, che includono macchinari, apparecchiature e beni intermedi oltre che prodotti finiti.
Le potenzialità da sviluppare
Il Brasile presenta un mercato di circa 215 milioni di abitanti, con una classe media in espansione e aspirazioni crescenti verso beni di qualità europea. Ciò offre terreno fertile per il Made in Italy, specie nei settori del food, vino, moda, arredamento di pregio e tecnologie per l’agricoltura.
L’ICE ha già evidenziato che pur con buoni livelli di interscambio, vi è margine per crescere ulteriormente nei rapporti commerciali con il Brasile, spingendo su nuovi prodotti e rafforzando petizioni di presenza istituzionale.
Inoltre, l’eventuale ratifica dell’accordo tra UE e Mercosur — da anni in sospeso — potrebbe abbassare barriere doganali e rendere l’Italia più competitiva nel mercato sudamericano.
Criticità da considerare
Il Brasile è un paese complesso da penetrare: elevati costi logistici interni, normative protezionistiche settoriali e un sistema fiscale complicato rappresentano ostacoli reali. Richiede tempo, risorse e impegno locale (alleanze con distributori, joint venture, localizzazione parziale).
Inoltre, la concorrenza internazionale — da Spagna, Francia, Germania, ma anche da Cina — è forte in alcuni segmenti industriali e agricoli. Per l’Italia, è fondamentale puntare su nicchie di eccellenza e innovazione che siano difficilmente replicabili.
Verso una strategia integrata: i pilastri del successo
Affinché il Made in Italy possa affermarsi davvero in mercati “emergenti” o “alternativi”, la strategia non può limitarsi all’export “tradizionale”. Ecco i pilastri essenziali di un piano integrato:
Diversificazione mirata
Non si tratta di “gettare la rete ovunque”, ma di selezionare segmenti nei quali l’Italia ha vantaggi competitivi — meccanica di precisione, beni di lusso, food certificato, tecnologie green — e concentrarsi sui paesi nei quali quei segmenti riscontrano domanda.Presenza locale e reti di fiducia
Serve costruire presenza commerciale, centri di assistenza, partnership con distributori affidabili e investimenti in marketing territoriale. Il brand “Italia” deve essere percepito come garanzia, non come prezzo.Attenzione agli accordi commerciali e diplomatici
Rafforzare accordi come il CETA con il Canada, spingere per la conclusione del trattato UE-Mercosur, vigilare su conflitti tariffari e reagire diplomaticamente alle politiche protezioniste statunitensi.Supporto pubblico e sistema paese
Un’azione coordinata tra governo, ICE, associazioni di categoria e regioni è indispensabile: missioni commerciali, incentivi, campagne di promozione, supporto alle PMI esportatrici, accompagnamento nelle certificazioni internazionali.Innovazione e sostenibilità come leva distintiva
I mercati emergenti apprezzano sempre più prodotti green, filiere sostenibili e tecnologie intelligenti. Le imprese italiane che integrano queste componenti avranno un vantaggio competitivo duraturo.
In un’epoca in cui le opache politiche economiche americane minacciano di compromettere i tradizionali flussi commerciali del Made in Italy, l’espansione verso mercati relativamente meno saturi come Canada e Brasile rappresenta una strategia non solo sensata, ma vitale. Diversificare, consolidare reti locali, puntare su segmenti d’eccellenza e fare leva sulle capacità imprenditoriali italiane sono le chiavi per uscire da una dipendenza pericolosa dal mercato statunitense.
Se il sistema Paese saprà mobilitarsi in modo coeso, creando un ambiente favorevole e un sostegno concreto alle imprese, l’Italia potrà trasformare la sfida dei dazi in un’avventura di nuova crescita internazionale, rafforzando il prestigio del Made in Italy nei mercati alternativi.





